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Del perché tengo il filo di lavoro con la mano sinistra

…..anche se come tutte le bambine italiane avevo imparato con il filo a destra…

Come detto, appena provati i ferri circolari mi sono subito trovata bene e meglio, sia per i lavori tradizionali sia perché li trovo più duttili come strumento e per la realizzazione di lavori vari, in particolare per gli accessori. 

Riprendendo la manualità però non mi trovavo bene con i classici movimenti, il gesto di lasciare il ferro destro per mettere il filo sopra” causava impaccio, perché il ferro non è tenuto dall’asciella e quindi non resta fermo.

Ho scartabellato nelle varie tecniche in uso e ho scoperto che il nostro affermato metodo è definito stile inglese perché proviene proprio da quelle regioni, che poi sono state la culla del lavoro a maglia, mentre altra tecnica diffusa nell’europa centrale e settentrionale è il  metodo continentale.

In questo secondo metodo il filo di lavoro si tiene intrecciato tra la dita della mano sinistra, teso con l’indice, stile uncinetto per dire. 

Ho provato e riprovato e, per quanto mi riguarda, mi trovo meglio con questa modalità per due motivi fondamentali: non lascio mai il ferro che tengo con la mano destra e il lavoro fluisce quindi più veloce; inoltre considerato che la lavorazione in tondo per fare la maglia rasata non prevede rovescio, con questa tecnica si va molto più veloci nel lavoro.

La pecca è invece il rovescio, che risulta più difficoltoso perché il filo deve essere “piegato” con la falangetta dell’indice e ci vuole un bel po’ di ginnastica perché diventi fluido e con la giusta tensione….tant’è che siccome sono ancora nella fase esercizio a volte quando sono stanca non mi faccio scrupolo di lavorare il diritto continental e il rovescio english!

Ho capito e, provato io stessa, che il metodo scelto non è correlato con lo strumento, le tecniche sono indipendenti dagli strumenti e i risultati sono identici, dipende solo da come siamo comode nel lavoro!

Interessante la pagina wikipedia sulla storia del lavoro a maglia, consiglio la lettura

storia del lavoro a maglia

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